Anno XLIV (2016), Fasc. III, N. 172

Anno XLIV (2016), Fasc. III, N. 172

  1. Saggi
    • FRANCESCO PAOLO BOTTI

      Usi e funzioni della ripetizione nel Giorno – pp. 419-434

      La pratica retorica della ripetizione, nella varia tipologia delle sue figure, attraversa
      pervasivamente il Giorno di Parini, con effetti espressivi che vanno
      dall’incremento dell’enfasi ironica alla sottolineatura dei diversi significati che
      le stesse parole assumono in relazione al mutare delle prospettive sociali e culturali;
      fino a configurarsi poi, nel suo complesso, come una sorta di mimesi
      (romanzesca, secondo la lezione di Bachtin) del linguaggio di un’intera classe
      chiusa nella ripetitività dei propri riti e dei propri discorsi.

      The rhetorical practice of repetition, in its various forms, abounds in Parini’s Il
      giorno, with expressive effects ranging from an increase in ironic emphasis to
      the stressing of the different meanings that the same words take on in relation
      to changes in social and cultural perspectives. In general, this practice appears
      as a sort of mimesis (that of the novel, in a Bakhtinian sense) of the language of
      an entire class bound up in the repetitiveness of its own rituals and discourses.

    • ROBERTO RISSO

      «Questo mestiere di soffrire». Foscolo, il Carteggio Arese, l’Ortis e la via al romanzo – pp.
      435-462

      Le lettere che Foscolo scrisse alla nobildonna milanese costituiscono un nucleo
      epistolare di fondamentale importanza per la conoscenza della scrittura foscoliana:
      il rapporto fra narrazione e creazione letteraria, fra descrizione e costruzione
      di sé nel Carteggio può essere visto come prefigurazione di molti temi
      della versione del 1802 dell’Ortis ma soprattutto come rappresentazione sentimentale
      e intellettuale di primaria importanza nell’evoluzione artistica dell’autore.

      The letters written by Foscolo to the Milanese noblewoman constitute an epistolary
      corpus of vital importance for the understanding of his writing. The relationship
      between narration and literary creation, between description and
      self-depiction in the Carteggio may be seen as foreshadowing many of the
      themes of the 1802 version of The Last Letters of Jacopo Ortis and, above all, as an
      emotional and intellectual representation of primary importance for the author’s
      artistic development.

    • DORA MARCHESE

      Il corpo, la donna, la guerra, la macchina: la rivoluzione fisiologica futurista e l’uomo
      moltiplicato
      – pp. 463-476

      Marinetti, Palazzeschi, Boccioni ed altri significativi esponenti del Futurismo
      provocatoriamente celebrano il fascino e il valore del corpo «modificato e abbellito
      » dalla guerra e dalla modernità: un corpo mutilato, deformato, attraversato
      dal ferro e dal fuoco, ma anche divenuto cibo, materialmente e metaforicamente;
      un corpo i cui processi riproduttivi si auspicano artificialmente perpetrati,
      riscrivendo il rapporto maschio/femmina; un corpo il cui canone anticlassicistico
      è orgogliosamente perseguito per tendere al brutto e al disarmonico,
      operando un drastico ribaltamento di prospettiva e di stile che rimarca la forte
      esigenza d’innovazione e di rottura con gli stilemi del passato.

      Marinetti, Palazzeschi, Boccioni and other major exponents of Futurism celebrate
      provocatively the charm and worth of a body «modified and embellished
      » by war and modernity. A body mutilated, deformed, pierced with iron
      and fire, but also turned into food, materially and metaphorically; a body
      whose reproductive functions ought to take place artificially, rewriting the relationship
      between man and woman; a body whose anticlassical canon is proudly
      pursued in the search for all that is ugly and disharmonious, turning viewpoints
      and style upside down so as to point out the pressing need for change
      and for a rupture with old-fashioned modes of writing.

  2. Meridionalia
    • ALDO MARIA MORACE

      Per una rilettura di Le Baracche di Fortunato Seminara – pp. 497-516

      Partendo dal percorso esistenziale e dell’impegno civile di Fortunato Seminara,
      si perviene ad una messa a fuoco della sua poetica narrativa e del suo background
      culturale. Viene poi delineata la storia testuale di Le Baracche, giunta tardi alla
      pubblicazione (1942), dati i contenuti urticanti del suo realismo; e se ne analizzano
      i quattro blocchi narrativi, mettendo l’opera in rapporto con gli effetti morali
      del terremoto del 1908 e con la pulsione di morte che da esso il microcosmo
      paesano ha introiettato.

      Beginning with the life and civic engagement of Fortunato Seminara, the essay
      focuses on the author’s narrative poetics and cultural background. It then outlines
      the textual history of Le Baracche, published only in 1942 after a delay due
      to the novel’s stinging realism, and analyses four narrative blocks, relating the
      work to the moral effects of the 1908 earthquake and to the death instinct that
      the latter introduced into the village microcosm.

  3. Contributi
    • Alessio Bottone

      La Virtù sconosciuta e la forma dialogica – pp. 517- 532

      Il saggio costituisce un tentativo di applicare al dialogo alfieriano La virtù sconosciuta
      una lettura di tipo formale, che si focalizzi sulla specificità dell’opzione
      dialogica messa in campo dall’operetta. un rapido confronto con la tradizione
      di riferimento nota all’autore e un’analisi condotta sulla base del profilo storicoteorico
      del genere dimostrano la lucidità e la coerenza con cui Alfieri adopera la
      forma-dialogo nell’elaborazione di un testo che si ritaglia, inoltre, una posizione
      di spicco all’interno del canone settecentesco.

      The essay constitutes an attempt to apply to Alfieri’s dialogue La virtù sconosciuta
      a formal reading focalizing on the peculiarity of the dialogue form used
      by the short work. A brief comparison with the relevant tradition known to the
      author and an analysis conducted on the basis of the historical-theoretical profile
      of the genre highlight the clear-headedness and coherence with which Alfieri
      employs the dialogue form in composing a text that occupies a prominent
      position within the eighteenth-century canon.

    • GIOVANNI MANTOVANI

      Proposte per il Tiberio del Pascoli. – pp. 533-550

      Assestamenti esegetici, macrotestuali, cronologici
      Il contributo, preso atto delle difficoltà esegetiche comportate dal poema pascoliano
      Tiberio, si prova a risolverle con vari mezzi e testimoni: una più accorta
      lettura; un chiarimento fornito dal Pascoli in una lettera; l’abbozzo di una poesia
      di argomento affine; un testo del Panzacchi, I funerali di Nerone, individuabile
      (previa revisione della cronologia) quale modello narrativo e formale. Il poema
      rivela infine un significato morale positivo, tra l’altro più coerente con il
      macrotesto dei Poemi conviviali.

      This essay, bearing in mind the exegetical difficulties posed by Pascoli’s poem
      Tiberio, attempts to resolve these difficulties by way of various means and documents:
      a more careful reading; help supplied by Pascoli through a letter; the
      draft of a poem covering a similar subject; a text by Panzacchi, I funerali di
      Nerone, which – allowing for a chronological revision – may be taken as a narrative
      and formal model. The poem provides a positive ethical message, coherent
      with the macrotext of the Poemi conviviali.

    • PATRIZIA C. HANSEN

      Pier Antonio Quarantotti Gambini scrittore e testimone del «tempo più crudele» – pp. 551-570

      Se è vero che Quarantotti Gambini condivide con la tradizione letteraria «triestina
      » diversi caratteri costitutivi, non ne condivide certamente quella vena di
      “antiletterarietà” e di conflittualità linguistica attribuite ad altri autori dell’area
      giuliana. Frutto più autentico della cultura civile giuliana, scaturita e composta
      da una relazione profonda, fisiologica quasi oltre che estetica e spirituale, con il
      paesaggio istriano e con le sue tormentate vicende storiche.

      If it is true that Quarantotti Gambini shares with the “Triestine” literary tradition
      various constituent parts, he certainly does not share that vein of “anti-literariness”
      and linguistic conflict attributed to other authors from Venezia Giulia.
      A genuine offspring of the civil culture in Venezia Giulia, stemming from
      a profound, aesthetic and spiritual relationship with the Istrian landscape and
      its stormy history.

    • LUIGI ESPOSITO

      Rassegna bibliografica su “Dante e la Bibbia” – pp. 571-592

      Studiare il rapporto tra l’opera di Dante e i testi sacri del Cristianesimo significa
      andare alla ricerca dei profondi legami che uniscono i maggiori capisaldi della
      cultura occidentale. È una ricerca che, benché abbia avuto inizio già all’epoca
      dei primi commentatori della Commedia, non si è mai arrestata e continua a
      produrre esiti sempre nuovi. uno sguardo focalizzato sulla critica moderna, a
      partire da Auerbach, ci mostra una serie di approcci diversi applicati a un unico
      immenso tema, come in un continuo e fruttuoso dialogo tra il poeta, la sua più
      elevata fonte di ispirazione e le sue schiere di lettori.

      To study the connections between the work of Dante and the sacred texts of
      Christianity means to go in search of the deep links that tie together the major
      cornerstones of Western culture. It is a search that, although begun at the time
      of the first commentators of the Divine Comedy, has never come to a standstill
      and continues to produce novel outcomes. A glance at modern criticism, beginning
      with Auerbach, shows a series of different approaches applied to a single
      immense theme, as in a continuous and fruitful dialogue between the poet, his
      highest source of inspiration and his legions of readers.

    • GIONA TUCCINI

      Malinconico moderno. Pensiero utopico e soggetto splenico ne Il forestiero di Enrico Pea – pp.
      477-496

      Se la malinconia è il segno di qualcosa e della sua assenza (vissuto precocemente
      come lutto), l’utopia è il riempimento contenutistico del vuoto esistenziale, mediante
      la fabbricazione di un progetto ideale suggellato dall’eros. Il Forestiero
      («Nuova Antologia», 1932), ripubblicato nel 1953 con il titolo di Stella Bissi nella
      raccolta curata da Pietro Pancrazi, è un romanzo di enrico Pea, incentrato sul ritorno
      al borgo natale di Foresto, emigrato in Sudamerica. L’articolo ne analizza la
      struttura, i personaggi, le tecniche narrative e i temi, anche in relazione al resto
      dell’opera di Pea, soffermandosi sulle strategie usate per rievocare il passato, all’insegna
      della malinconia, dell’idillio e del rapporto problematico con il presente.

      If melancholy is the sign of something and of its absence (experienced precociously
      as mourning), wishful thinking is the filling of an existential void
      through the production of an ideal project sealed with eros. Il Forestiero («Nuova
      Antologia», 1932), republished in 1953 under the title Stella Bissi in a collection
      edited by Pietro Pancrazi, is a novel by enrico Pea revolving around the
      return home of Foresto, an emigrant to South America. The article analyses its
      structure, characters, narrative techniques and themes, including the ties with
      the rest of Pea’s writing, focusing in particular on the strategies deployed in
      recalling the past. The novel is characterized by melancholy, idyll and a problematic
      relationship with the present.

  4. Note e discussioni
    • PAOLA VILLANI

      Matilde Serao e le donne nell’Italia post-unitaria – pp. 593-600

  5. Recensioni
    • Alberto Comparini

      Sonia Gentili, Novecento scritturale. La letteratura italiana e la Bibbia, Rroma 2016 – pp.
      601-603

    • TOBIA R. TOSCANO

      Baldassar Castiglione, Il Libro del Cortegiano. 1. La prima edizione. Nella case d’Aldo Roman e
      d’Andrea d’Asola suo suocero, Venezia, aprile 1528, a cura di Amedeo Quondam, Roma 2016; 2. Baldassar
      Castiglione, Il Libro del Cortegiano. 2. Il manoscritto di tipografia (L). Biblioteca Medicea Laurenziana,
      Ashburnhamiano 409, a cura di Amedeo Quondam, roma 2016; 3. Amedeo Quondam, L’autore (e i suoi copisti),
      l’editor, il tipografo.
      Come il Cortegiano divenne libro a stampa. Nota ai testi di L e Ad, Roma 2016
      – pp. 603-605

    • Francesco Tateo

      Pietro Sisto, Il torchio e le lettere. Editoria e cultura in Terra di Bari (secc. XVI-XX), Bari 2016
      – pp. 605-607

    • Fara Autiero

      La “mirabile” natura. Magia e scienza in Giovan Battista Della Porta (1615-2015). Atti del Convegno
      internazionale Napoli – Vico Equense, 13-17 ottobre 2015, a cura di Marco Santoro, Pisa- Roma 2016

      pp. 607-610.

    • Fara Autiero

      Giuseppe Parini, Soggetti per artisti, a cura di P. Bartesaghi e P.Frassica, Pisa-Roma 2016 – pp.
      610-611

    • Fara Autiero

      Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi, a cura di Antonio Lucio Giannone, Pisa 2015 – pp.
      611-612

    • Arianna Ceschin

      Nessun male può dirsi lontano. Anna Maria Ortese, una scrittrice morale, a cura di Paolo Di Paolo, Roma
      2014
      – pp. 612-614

    • Alberto Comparini

      Andrea Zanzotto, L’arte di Grazia Deledda, edizione anastatica della tesi di laurea in Lettere discussa
      il 30 ottobre 1942 presso l’università di Padova, prefazione di Armando Balduino, introduzione di Emanuele
      Zinato, Padova 2015
      – pp. 614-615

    • Roberto Salsano

      Sergio Campailla, Wanted. Benjamìn Mendoza y amor, Il pittore che attentò alla vita di Paolo Papa VI,
      Venezia 2016
      – pp. 615-618

    • Fara Autiero

      Filologia ed ermeneutica. Studi di letteratura italiana offerti dagli allievi a Pietro Gibellini, a
      cura di Marialuigia Sipione e Matteo Vercesi, Brescia 2015
      – pp. 618-621