1. Saggi
      • Giovanni De Leva

        Nuto Revelli e la Grande Guerra dei Vinti - pp. 443-456

        Il saggio ripercorre le testimonianze contadine della Grande Guerra presenti nel Mondo dei vinti di Nuto Revelli, sulla scorta dei temi segnalati dallo scrittore, e in rapporto alle rappresentazioni della guerra passate e coeve. Ne risulta uno dei primi esempi di racconto popolare del conflitto venuti alla luce, che smentisce gran parte della narrativa e del cinema italiani di guerra, e avvalora una minoritaria linea realistica, sin nelle sue radici verghiane. ★ This essay examines farmers’ accounts of the Great War in Nuto Revelli’s Il mondo dei vinti on the basis of the themes underscored by the writer and in relation to past and contemporary representations of war. The work constitutes one of the first examples of a popular narration of conflict, controverting a large part of Italian war fiction and cinema and supporting a minority realistic tradition with its roots in Verga.

      • RICCARDO DONATI

        Come formiche su un lenzuolo. Nuto Revelli dall’uomo-massa alla banda partigiana - pp. 457-469

        Ricorrendo a strumenti non limitati all’analisi letteraria (a comprendere la filosofia, la psicoanalisi, i visual e trauma studies), il saggio affronta le pagine consacrate da Nuto Revelli al “disastro” della ritirata di Russia. I caratteri peculiari della sua testimonianza, condensata in immagini e concetti rivelatori del trauma subito, aiutano a comprendere le ragioni profonde, pre-politiche, del suo successivo impegno antifascista. ★ Drawing on instruments not limited to literary analysis (including philosophy, psychoanalysis and visual and trauma studies), this essay looks at Nuto Revelli’s writing concerning the “disastrous” retreat from Russia. The peculiar character of his account, condensed in images and concepts that reveal the trauma he went through, help explain the deep, pre-political reasons for the author’s later anti-Fascist engagement.

      • Daniela De Liso

        La guerra e i suoi effetti nel Lessico famigliare di Natalia Ginzburg - pp. 471- 482

        Lessico famigliare, pubblicato nel 1963 e vincitore del Premio Strega, è il libro più noto di una delle più importanti intellettuali italiane del dopoguerra, Natalia Ginzburg. Il saggio propone una disamina dei luoghi del libro dedicati, da una narratrice di origine ebrea, al racconto della seconda guerra mondiale e della complessa realtà del dopoguerra in Italia. ★ Lessico famigliare, published in 1963 and winner of the Premio Strega, is the bestknown book by one of the most important Italian intellectuals of the post-war period, Natalia Ginzburg. This essay analyses those parts of the book dedicated, by a writer of Jewish extraction, to the narration of the Second World War and to the complex reality of the post-war period in Italy.

      • Claudio Gigante

        La finzione nella pagina di Primo Levi* - pp. 483-498

        Prendendo le mosse da un dettaglio secondario, la sostituzione di un nome da una versione all’altra di Se questo è un uomo, e analizzando le integrazioni più significative che si registrano nell’edizione del 1958 rispetto alla princeps del 1947, nel contributo si affronta la questione della “finzione” e dello statuto dei personaggi nell’opera maggiore di Primo Levi. ★ Beginning with a minor detail, the substitution of a name from one version to the other of If This is a Man, and analysing the most significant additions to be found in the 1958 edition compared to the first edition (1947), this contribution looks at the question of “fiction” and that of the status of the characters in Primo Levi’s most important work.

      • Antonio Saccone

        Rappresentazioni del Lager nella scrittura del chimico Primo Levi - pp. 499- 513

        La conoscenza dell’universo della chimica ha permesso a Primo Levi di comprendere e narrare l’illogica brutalità di quella «gigantesca esperienza biologica e sociale» che fu il Lager. Il racconto di alcuni episodi legati all’esperienza concentrazionaria (riversati in particolare in Se questo è un uomo e nel Sistema periodico) mostra come la chimica si accampi non solo come motivo tematico delle opere di Levi, ma anche come paradigma intellettuale, morale ed espressivo della sua scrittura. ★ A knowledge of chemistry allowed Primo Levi to comprehend and narrate the illogical brutality of that “gigantic biological and social experience” that was the concentration camp. The narration of several episodes from his experience in a concentration camp (related in particular in If This is a Man and Il sistema periodico) shows how chemistry is not merely a theme in Levi’s works but also an intellectual, moral and expressive paradigm of his writing.

      • Matteo Giancotti

        La testimonianza dei luoghi. Trauma, memoria, identità e paesaggio nella Tregua di Levi - pp. 515-532

        Questo contributo tenta di delineare una parte del processo di ricostruzione identitaria – dopo l’esperienza traumatica del Lager – messo in opera da Primo Levi attraverso la scrittura letteraria, in particolare nel libro La tregua (1963). Oggetto d’indagine principale, in questa prospettiva di studio, sono le rappresentazioni dei luoghi e dei paesaggi – inserite nel quadro di una svolta epocale (gennaio-ottobre 1945) – che vengono ad assumere un ruolo chiave, come depositarie di un significato umano, nel processo di ricostruzione di sé iniziato dal Levi reduce col difficile viaggio di ritorno da Auschwitz. ★ This contribution attempts to outline a part of the process of identity building, after the traumatic experience of the concentration camp, implemented by Primo Levi in his literary writing, especially in La tregua (1963). The focus lies here on the representation of place and landscape – set in the context of a historic turning point (January-October 1945) – that plays a fundamental role, as a repository of human sense, in the process of the construction of the self begun by Levi on his return during the difficult journey back from Auschwitz.

      • Giorgio Forni

        D’Arrigo e il nostos delle parole - pp. 533-551

        Per Stefano D’Arrigo il ritorno dagli orrori della guerra non può attuarsi davvero senza il recupero del momento originario e inventivo del linguaggio che rende di nuovo abitabile il mondo. Dai primi scritti giornalistici fino a Horcynus Orca, D’Arrigo sperimenta così l’intersezione fra poesia e racconto per rappresentare lo spaesamento e la lotta del «reduce», anche sulla base di una rilettura filosofica dell’opera di Hölderlin. ★ For Stefano D’Arrigo the return from the horrors of war cannot take place without retrieving the original and inventive moment of language, which in itself renders the world once more inhabitable. From his earliest writings in newspapers to Horcynus Orca, D’Arrigo experiments with the intersections between poetry and story writing, in an effort to represent the disorientation and battle of the «returning soldier», amongst other things by means of a philosophical rereading of Hölderlin’s works.

      • Daria Biagi

        Narratore e narratori.Horcynus Orca dal coro funebre al romanzo - pp. 553-570

        Comune a tutte le forme di epica, la figura del narratore assume aspetti diversi col mutare delle fasi storiche e delle comunità a cui si rivolge. Costante è però il suo ruolo nel garantire, attraverso la finzione, il superamento di esperienze comunitarie traumatiche, collocandosi in una posizione insieme interna ed esterna alle vicende narrate e riattualizzando i “relitti” culturali del passato. Questo studio indaga lo sviluppo di tali elementi a partire dall’uso che ne fa Stefano D’Arrigo in Horcynus Orca, soffermandosi in particolare sulla scena del coro funebre delle femminote. ★ Common to all forms of epic, the figure of the narrator takes on different aspects depending on historical periods and the community addressed. One constant is that of overcoming, through fiction, shared traumatic experiences, whereby the narrator sets himself in both an internal and external position with regard to the events narrated and updates past cultural “relicts”. The present study investigates the development of these elements from the standpoint of the use that Stefano D’Arrigo makes of them in Horcynus Orca, focusing in particular on the scene of the funeral chorus of the “femminote”.

      • Giancarlo Alfano

        Ritornare, ricordare Sistemi del senso e progressione del racconto in Horcynus Orca - pp. 571-590

        Il saggio propone una lettura ravvicinata della seconda sezione del romanzo di D’Arrigo al fine di dimostrare il rapporto tra progressione lineare della vicenda narrata e sviluppo del senso. Il racconto del ritorno del protagonista, reduce della seconda guerra mondiale, si articola infatti dentro una trama complessa di orizzonti semantici e di sistemi valoriali. ★ This essay offers a close reading of the second section of D’Arrigo’s novel, with the intent of demonstrating the relationship between the linear progression of the story narrated and the development of a meaning. The account of the return of the hero, back from the Second World War, follows a complex web of semantic horizons and value systems.

      • Cecilia Bello Minciacchi

        «Alle esche della memoria». La lunga notte di Emilio Tadini - pp. 591-608

        Dedicato a La lunga notte di Tadini, che racconta sinistri episodi della RSI e reazioni della Resistenza milanese, il contributo rintraccia memorie d’autore rimaste vivide nel romanzo del 1987 e già brucianti nelle poesie giovanili apparse postume. L’analisi individua l’influenza sia manifesta sia taciuta, e sempre perturbante, delle vicende resistenziali di cui Tadini è stato testimone su architettura narrativa e soluzioni stilistiche del romanzo. ★ Dedicated to Tadini’s La lunga notte, which narrates sinister episodes from the RSI and the reactions of the Milanese Resistance, this contribution traces biographical memories detectable in the 1987 novel and already burning in the posthumously published poems from the author’s youth. The analysis reveals the influence, both manifest and tacit – and continually disturbing – of events from the Resistance which Tadini himself witnessed, on the narrative architecture and on the stylistic solutions deployed by the novel.

      • Vittorio Celotto

        L’archivio delle memorie. Scrittura delle testimonianze nel Mondo dei vinti di Nuto Revelli - pp. 609-626

        Il saggio propone un’analisi formale del Mondo dei vinti di Nuto Revelli, mostrando come tanto le sue caratteristiche strutturali quanto le procedure retoriche e discorsive adottate, concorrano a esibire la natura dialogica e intersoggettiva della sua scrittura. In bilico tra racconto storico e narrazione letteraria, lo statuto ambiguo del libro appare meno eccentrico se collocato nel dibattito che negli anni Settanta scrittori come Calvino e Celati e storici come Ginzburg animavano intorno al metodo dell’archeologia e della microstoria. ★ This essay offers a formal analysis of Nuto Revelli’s Il mondo dei vinti, showing how both the work’s structural characteristics and its rhetorical and discursive procedures assist in exhibiting the dialogical and intersubjective nature of the writing. Poised between historical narrative and literature, the ambiguous statute of the book appears less eccentric when set within the debate that in the Sixties writers like Calvino and Celati and historians such as Ginzburg developed around the methods of archaeology and microhistory.

      • ALESSANDRO MARTINI

        La possibilità di un nemico: Nuto Revelli 1986-1994 (Il disperso di Marburg) - pp. 627-641

        Un’indagine storica volta a far luce sul destino di un ignoto soldato tedesco caduto in Italia nel 1944 diventa per Nuto Revelli occasione di scavo autobiografico ed esistenziale, che obbliga l’autore a ripensare il proprio percorso di soldato e di partigiano. Ma il Disperso di Marburg è innanzitutto un intervento politico mosso dalla preoccupazione per le istituzioni democratiche italiane tra anni Ottanta e Novanta, e teso a indicare la via di un possibile rinnovamento nel dibattito sulla Resistenza e sul suo lascito. ★ A historical investigation meant to bring to light the truth about the destiny of an unknown German soldier who fell in Italy in 1944 leads Nuto Revelli to an autobiographical and existential self-searching that obliges the author to reconsider his past as a soldier and Resistance fighter. But Il disperso di Marburg is above all a political act prompted by worries concerning Italian democratic institutions in the Eighties and Nineties and aimed at pointing the way to a possible revitalisation of the debate on the Resistance and its heritage.

      • Letizia Revello

        Scrivere l’oralità: nel laboratorio autoriale di Nuto Revelli - pp. 643-658

        Sulla base di una ricerca d’archivio e un’analisi documentaria, vengono esaminate le scelte stilistiche e narrative compiute da Nuto Revelli per rielaborare, nel passaggio tra oralità e scrittura, le testimonianze raccolte per Il mondo dei vinti. Il confronto tra le diverse stesure di alcune testimonianze documenta la natura letteraria, con intenti espressivi e narrativi, del lavoro compiuto da Revelli per poter «dare voce» al mondo contadino. ★ On the basis of archive research and documentary analysis, this essay examines Nuto Revelli’s stylistic and narrative techniques in revising, during the passage from orality to the written word, the accounts gathered together for Il mondo dei vinti. A comparison of the various drafts of several accounts documents the literary nature, with expressive and narrative intentions, of the work carried out by Revelli in order to “give voice” to the farmers’ world.

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