«Critica letteraria»
di
Raffaele Giglio

In «Critica letteraria» ho svolto i seguenti ruoli: dalla fondazione (1973) fino al 1980 sono stato segretario di redazione; poi dal 1981 “redattore capo” fino al 1996; dal 1997 “vice direttore” fino al 2000; poi dal 2001 (dopo la scomparsa del fondatore, Pompeo Giannantonio) ad oggi direttore responsabile. La mia “vicenda” universitaria coincide con quella della rivista. E di questa conosco tutta la storia, che in parte ora vi presento utilizzando un articolo scritto nel 2000, prima della scomparsa del fondatore e mio Maestro, Pompeo Giannantonio.
1. A Napoli l’Italianistica dell’ultimo quarantennio del Novecento ruota attorno al nome di Salvatore Battaglia1; e non solo perché l’indimenticabile Maestro insegnò questa disciplina nella nostra Università, ma anche perché gli altri Maestri che hanno insegnato la medesima disciplina sono stati per molti aspetti sue filiazioni. E mi permetterei di aggiungere che anche quanti ora insegnano l’italianistica sempre nell’Ateneo federiciano hanno avuto modo di “iniziare” con lui lo studio della letteratura italiana, anche se dopo hanno proseguito il loro cammino di studiosi guidati da quelli che erano stati suoi discepoli. Ma Salvatore Battaglia nella comunità scientifica italiana non era solo dal 1962 il professore dell’insegnamento di Letteratura italiana all’Università di Napoli, ma anche il direttore e fondatore di due riviste, che hanno lasciato non poco segno nella civiltà letteraria e critica dal 1954, anno di fondazione della rivista «Filologia romanza», fino al 1971, quando con la sua morte si spense anche l’altra rivista, «Filologia e letteratura», che dal 1962 aveva continuato, dopo due anni di interruzione, la prima.
La storia, ma soprattutto la ‘presenza’ di queste due riviste nel dibattito filologico, critico e letterario del tempo, è stata tracciata, anche sulla scorta di documenti, da Pompeo Giannantonio in occasione del ricordo di Salvatore Battaglia tenuto presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della “Federico II” nel novembre del 1991, a venti anni dalla scomparsa dell’illustre Maestro. L’intervento di Giannantonio, che può essere letto nel volume comprendente gli atti di quel Convegno2, pone in risalto, a chiusura, come le due riviste, ma direi per quanto concerne il nostro convegno, soprattutto «Filologia e letteratura», avesse chiamato “a raccolta studiosi di varia estrazione, ma di sicura vocazione scientifica intorno ad un ambizioso e in gran parte attuato progetto culturale”3.
Nell’attuazione di questo progetto il Giannantonio svolse il suo ruolo di “segretario di redazione” prima e di redattore dopo; al Giannantonio si deve la scelta della testata «Filologia e letteratura»; al Giannantonio si deve, dopo la scomparsa di Battaglia, se quell’esperienza acquisita in un lavoro di segretariato, che prende avvio nel 1962, può continuare e dare nuovi frutti. Infatti nel 1972, nel congedare alle stampe l’ultimo fascicolo dell’annata 1971, che vedeva la luce dopo la morte del fondatore, il Giannantonio, visto inutile ogni tentativo di far proseguire la rivista, d’accordo con l’editore Loffredo, poteva annunciare: “Con questo numero «Filologia e letteratura» cessa le sue pubblicazioni, che verranno riprese sotto altra testata appunto per non disperdere le generose energie che seppe suscitare intorno a sé Salvatore Battaglia”4. Il fascicolo apparve a fine 1972. Un anno dopo, nel 1973, fu fondata dal Giannantonio «Critica letteraria», stampata dall’editore Loffredo; il primo numero, dedicato alla memoria del Battaglia, ne raccoglieva l’eredità per continuare “la nobile lezione”.
2. Fin qui le premesse storiche che sono alle fondamenta della rivista, che, nel bene e nel male, nei suoi trentanove anni di pubblicazioni, ha con coscienza tenuto fede all’iniziale premessa “di offrire ai suoi lettori trimestralmente un panorama quanto più possibile esauriente delle effettive esigenze della nostra cultura, collocandosi così come strumento di indagine e di chiarificazione nel fervido mondo delle lettere”5. E’ ovvio che non spetta a me esprimere un giudizio sulla “qualità”, per adoperare un termine assai diffuso oggi, della rivista, né, tanto meno, su quanto essa abbia inciso nel dibattito critico delle nostre lettere, né, di conseguenza, su quante energie nuove abbia prodotto o saputo addensare attorno alle sue pagine. Ad altri un giudizio che, ovviamente, mi auguro benevolo, soprattutto in rapporto alle buone intenzioni che ci hanno guidato in questi lunghi anni. Anni di feconda attività e di una costante crescita della rivista, attestata dall’alto numero di collaboratori e dalla sua diffusione anche in Paesi stranieri. Questa favorevole accoglienza ha consentito lungo gli anni di aumentare le pagine di ogni fascicolo, ferme già dal suo secondo anno di vita a 208 pagine per ogni numero trimestrale. Quanti amano conoscere i dati statistici circa la quantità e la diversa tipologia di articoli pubblicati possono far uso dell’indice generale della rivista, redatto per i suoi venticinque anni, da Maria Teresa Imbriani6.
Dalla fondazione fino ad oggi «Critica letteraria» ha potuto annoverare tra i membri del Comitato direttivo non pochi insigni Maestri della nostra critica, che hanno lasciato una vasta eredità culturale ed affettiva; e mi sovvengono le figure di Gaetano Mariani, di Giorgio Petrocchi, di Aldo Vallone e di Michele Prisco tra quelli che fin dal primo numero offrirono il loro alto magistero alle pagine della rivista, e di Ignazio Baldelli e di Giorgio Lutidi, di Paolo Mario Sipala, di Edoardo Villa, di Giorgio Padoan e di Mario Petrucciani, poi. Ben più ricco, per fortuna, l’elenco di quanti, seppure cooptati in tempi diversi, hanno contribuito (Riccardo Scrivano) o ancora perseguono nell’intento di arricchire le pagine della rivista con il frutto della loro ricerca o con quella dei loro allievi: Guido Baldassarri, Giorgio Barberi Squarotti, Andrea Battistini, Arnaldo Di Benedetto, Valeria Giannantonio, Pietro Gibellini, Gianni Oliva, Matteo Palumbo, Francesco Tateo, Tobia R. Toscano, Donato Valli.
«Critica letteraria» si è sempre presentata ai suoi lettori con una varietà di sezioni, che ne hanno contraddistinto il particolare taglio imposto ad essa dal fondatore. Alle tradizionali sezioni riservate ai saggi ed alle recensioni, la rivista fin dall’inizio volle destinare uno spazio ai più giovani autori, accogliendo i loro scritti nella sezione “contributi” ed offrendo a tutti i lettori la possibilità di conoscere la situazione bibliografico-critica su di un autore o su qualche movimento letterario inaugurando la sezione delle “rassegne bibliografiche”, da non pochi studenti apprezzate per il loro lavoro di stesura della tesi di laurea.
Mi sia consentito, tuttavia, di soffermarmi su quella che a mio giudizio, con il conforto di autorevoli ed illustri Colleghi, viene a costituire la novità assoluta di «Critica letteraria» nell’ambito delle riviste di italianistica. Mi riferisco alla sezione “Meridionalia”, che, inventata dal Giannantonio, in omaggio alla propria origine e formazione meridionale, ma anche per riprendere o inseguire una tradizione di critica e di studi, ha riproposto alla cultura ed alla critica autori meridionali, ora noti ora sconosciuti, o anche problemi ed aspetti della produzione letteraria del Sud. Questa sezione, creata al di fuori di qualsiasi campanilismo, ha offerto nel mondo delle lettere un posto privilegiato e costante ad una produzione spesso negletta, ma non inferiore alle altre prodotte nella nostra nazione. Il dibattito sulla cultura meridionale è sempre stato riproposto a fronte della produzione italiana in genere, ma anche europea quando sono stati trattati critici ed autori ai quali già da tempo è stato riconosciuto il giusto valore. In “Meridionalia” sono apparsi scritti di critici affermati, di giovani ricercatori o di collaboratori stranieri; ed ogni intervento è sempre apparso nella sua primitiva formulazione senza essere ricondotto ad un campanilismo culturale, che avrebbe tradito la vocazione stessa di «Critica letteraria» e del libero dibattito come le pagine di non pochi numeri testimoniano.
3. «Critica letteraria» nasce in un periodo storico già ricco di riviste dedicate in generale all’italianistica; sono presenti sul mercato «Il giornale storico della letteratura italiana», «La rassegna della letteratura italiana», «Lettere italiane», «Problemi», «Lingua e stile», «Italianistica» tanto per citare alcune; dopo pochi nasceranno «Esperienze letterarie», «Filologia e critica», «Misure critiche», «Otto-Novecento», «Testo» e tutte le altre, che oggi formano la bella famiglia dell’italianistica in rivista7. Il periodico riesce a trovare degnamente il suo spazio ed a contribuire a far crescere la ricerca e la critica. A rileggere il primo Comitato direttivo, composto da Gaetano Mariani, Giorgio Petrocchi, Aldo Vallone, Michele Prisco, oltre che dal fondatore Giannantonio, si evince chiaramente come la rivista fosse stata fondata sull’asse Napoli-Roma, ovvero come la rivista nascesse attraverso un consorzio di italianisti del Magistero di Roma e dell’Università partenopea con l’inserimento dello scrittore Michele Prisco; a questi si aggiunse dal 1975 Ignazio Baldelli al quale fu affidato la sezione “Linguistica”.
Le diverse esperienze e competenze dei quattro italianisti connotarono ben presto «Critica letteraria»; il personale apporto della “direzione”, intesa in senso lato, riuscì a suscitare intorno alle nuove pagine entusiasmo e partecipazione; si leggono le firme più prestigiose del tempo con contributi di rilevanza critica e si pensi, ad esempio, all’intervento di Gaetano Mariani su “Crepuscolari e Futuristi”, che occupò ben 112 pagine della rivista e che contribuì a far esaurire nel giro di qualche mese il fascicolo8. Fu questo un segnale felice che ci aiutò a convincere di lì a poco l’editore ad incrementare il numero di pagine per fascicolo attestandoci sulle 208, che ancora oggi si conservano.
Di «Critica letteraria» potrei e, probabilmente dovrei, rivisitare la storia interna della rivista, esaminata o riproposta ai lettori da un angolo privilegiato, quale quello che ho occupato fin dalla fondazione. Credo che questa particolare presentazione possa proporre qualche novità rispetto a quanto fino ad ora è stato detto delle singole riviste; al tempo stesso dal mio particolare “cantuccio” la rivista e la sua storia esprimeranno al lettore inusitati ed imprevisti momenti.
Il “segretario di redazione” è in genere l’annalista di ogni periodico; è il referente dei collaboratori, così come è il “paravento” della redazione o del Comitato direttivo nei confronti dei collaboratori. In alcuni momenti diventa il capro espiatorio, il colpevole di tanti errori: dai refusi (molteplici, anche se poi Erasmo di Rotterdam mi ha sempre sostenuto con la sua ferma convinzione che non ci possa essere libro a stampa privo di refuso), alla mancanza di qualche estratto di un articolo (anche se il segretario di redazione non è il tipografo stampatore della rivista), al cattivo incolonnamento di qualche nota (anche se nella bozza corretta dall’autore, l’errore già persisteva, anzi dallo stesso era stata “implorata” per i più strani arcani di questo mondo quel particolare tipo di impaginazione), o alla recensione del medesimo volume in interventi diversi, dovuti ad autori diversi, apparsi a distanza di tempo, etc. Sono gli inconvenienti che connotano un lavoro di raccordo tra persone che, pur mirando al medesimo risultato, cercano di esperire le strade più varie per giungere alla meta: il Comitato direttivo, i collaboratori, l’editore. A tirare le somme posso dire che l’esperienza è stata del tutto positiva in quanto mi ha insegnato molto per poter poi gestire, come in questo ultimo periodo avviene, la rivista da vicedirettore. Voglio, a mo’ di esempio, rintracciare in questa storia, che in parte è anche personale (e di questo mi scuso), la particolare situazione in cui venni a trovarmi nei primi mesi della rivista. Giorgio Petrocchi, l’indimenticabile critico, amico e Maestro, mi inviava a breve distanza di tempo libri da recensire, pregandomi, tra l’altro, di non farli “dormire troppo”. Nel giro di tre mesi le poste mi recapitarono al mio indirizzo privato ben sette volumi da recensire accompagnati dalla consueta letterina del Petrocchi; quando, per necessità di tempo, lasciai un volume a “dormire” un po’ più del solito, ebbi in un incontro telefonico con lui a chiarire che il “segretario di redazione” non riusciva a tenere a bada a tutte quelle richieste anche perché era impegnato, per dovere professionale, a svolgere l’attività di borsista, che mi imponeva ricerca e didattica; l’intelligenza del Maestro sbottò, allora, in un “bene, bene”, che prima mi apparve poco rassicurante e che invece, subito dopo, risolse per sempre il mio problema; infatti, continuando, mi pregò di non fare più recensioni per la rivista, obbligandomi di riferire, a quanti ne avessero chieste, che il “segretario di redazione“ per disposizione del Comitato direttivo non poteva sobbarcarsi a questo ulteriore lavoro. Un motivo in più per ricordare con affetto Giorgio Petrocchi: ancora oggi quella disposizione è valida ed adottata dall’attuale Vicedirettore. È questo un esempio che vale per restituire alla storia il rapporto che sempre ho avuto e conservato con quanti sono stati chiamati a far parte del “Comitato Direttivo”; ma segno, anche, della serenità che quasi sempre ha accompagnato il viaggio culturale ed il rapporto interpersonale tra i vari componenti. L’abbandono lungo il cammino fin qui percorso di alcuni colleghi del Comitato è da imputare ad altre motivazioni, che rientrano in un’altra storia, quella accademica, che qui non interessa. […]
Non c’è angolo migliore di quello che ho per molti anni occupato per conoscere ed apprendere vizi e virtù del mondo della critica, dell’accademia e della cultura in genere.
4. Dovrei a questo punto tracciare un bilancio, o se più vi aggrada, un esame della rivista, dall’interno, e soprattutto con parametri storici. Ma vi confesso che mi risulta difficile intraprendere un percorso del genere. Credo, con Mario Luzi, che tutti noi rubiamo in genere “pietre” alle rovine per costruire un nuovo edificio; tutte le pietre contribuiscono a tenerlo in piedi, e conferiscono, con la loro qualità, intrinseca bellezza alla struttura, dove più, dove meno, ma sempre in un insieme che qualcuno ha stabilito per opportune ragioni. Al “redattore” compete questo compito, che talora è imposto da esigenze di spazio; ma la bellezza, per uscire di metafora, ovvero il valore dei vari contributi sono dichiarati dal dibattito successivo, dai riferimenti ad essi, dall’uso positivo che di essi la storia letteraria ha fatto.«Critica letteraria» non ha mai privilegiato una particolare metodologia interpretativa o scuola critica o contributi che potessero marcatamente indicare l’ideologia politica dell’autore o interventi che non fossero utili alla crescita del nostro dibattito. Nonostante la presenza nel primitivo comitato di una maggioranza “cattolica”, come allora si diceva, la rivista ha dato ospitalità a tutti senza pretendere né un’appartenenza ad una cordata politica né ad un credo religioso; se c’è stata selezione, questa eventualmente è stata fatta autonomamente dai singoli collaboratori; la multiforme schiera di questi amici non è mai stata cercata col lanternino, ma si è creata spontaneamente. Né è stato privilegiato un secolo a danni di altri, né è stata esclusa dalla rivista la filologia o la letteratura straniera, anche se meno frequentemente sono apparsi contributi dedicati ad autori o problemi di altre nazioni. La produzione letteraria dal Duecento al Novecento è stata accolta nei suoi vari generi letterari; la produzione teatrale, sia italiana che straniera, sia nella sua specificità letteraria che nella sua dimensione storica, ha affiancato saggi sulla produzione della letteratura dialettale. La sezione dedicata alle recensioni conferma questa molteplicità d’interessi e la volontà della rivista ad accogliere le voci più diverse e disparate, che con equilibrio critico hanno sottoposto a verifica la produzione letteraria italiana di questi ultimi ventotto anni, contribuendo, talora, o a rinfocolare polemiche critiche o a riportare sul giusto binario interpretazioni critiche, che avevano falsato il valore di qualche testo. Voci diverse o, talora, anche disparate di collaboratori, che hanno visto il loro contributo messo a stampa senza che fosse mutato il contenuto, il giudizio della propria opera critica.
La lettura di questo cammino storico-critico è visibile, seppure per autore e titoli, nell’indice venticinquennale. Anche questo strumento di ricerca è una testimonianza della volontà dei responsabili della rivista di contribuire ad un dibattito culturale europeo e di offrire a quanti fanno ricerca scientifica quanto ha offerto in questi anni «Critica letteraria».
La rivista ha accolto fin dall’inizio gli standard internazionali: numerazione continua delle pagine per annata; numerazione interna dei singoli saggi; approvazione di questi da parte del Comitato direttivo prima della pubblicazione; poi, abstract in lingua inglese. La rivista pubblica saggi provenienti da ogni angolo del mondo, purché di “italianistica” ed approvati da due revisori.
Nel 1997, per festeggiare i venticinque anni di vita della rivista, ma soprattutto in omaggio al proprio Maestro ed al fondatore, ha dotato la rivista di una collana di “saggi e testi” dal titolo “le ricerche di Critica letteraria”, nella quale sono apparsi non pochi volumi. Anche questa nuova creazione è testimonianza dell’impegno fecondo che la rivista intende continuare a svolgere nel mondo della civiltà letteraria italiana ed europea, come il comitato direttivo s’era impegnato a sostenere nel presentarsi ai lettori nel 1973.


1 Si legga la “memoria” di A. VARVARO, Salvatore Battaglia, Napoli, “Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti”, 1974.

2 P. Giannantonio, La “presenza” culturale delle riviste «Filologia romanza» e «Filologia e letteratura», in *Per Salvatore Battaglia (1904-1971) – Atti del Convegno di Studi 8-9 novembre 1991, Napoli, Liguori, 1993, pp. 141-154. Ma per altre osservazioni si legga sempre del Giannantonio la Premessa all’Indice generale. Anni I-XXV (1973-1997), «Critica letteraria», a. XXVIII (2000), n. 109, pp. 629-634.

3 Ivi, p. 154.

4 «Filologia e letteratura», a. XVII (1971), n. 68, p. 353.

5 «Critica letteraria». A. I (1973), n. 1, p. 3, Editoriale.

6 Indice generale. Anni I-XXV (1993-1997), a cura di Maria Teresa Imbriani. Prefazione di Pompeo Giannantonio, con una nota di Raffaele Giglio, «Critica letteraria», a. XXVIII (2000), n. 109.

7 Per una storia di questo periodo si veda E. MONDELLO, Gli anni delle riviste, Lecce, Milella, 1985. Ma si veda anche Per un censimento di riviste di Italianistica, a cura di Valentina Gallo ed Emilio Russo, in «Esperienze letterarie», a. XXV (2000), nn. 3-4, pp. 311-320.

8 G. MARIANI, Crepuscolari e Futuristi: contributo a una chiarificazione, «Critica letteraria», a. II (1974), n. 4, pp. 343-445.